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Panoramica sul mercato ICT in Italia nel 2004

Riflessioni di Maurizio Tufo, presidente dell'Infordata.

Alcuni studi recenti danno il mercato italiano nel 2004 in stagnazione, dopo circa due anni di calo effettivo; nell'ambito dello scenario europeo l'Italia è, in questo momento, il paese in cui il rallentamento generale dell'economia sta portando, in assoluto, i minori investimenti in tecnologia ICT: la previsione è di un anno flat, con ipotesi di ripresa nei prossimi due, tre anni.

Cerchiamo di individuare le ragioni di questo fenomeno, partendo dall'analisi strutturale del mercato: il mercato italiano è abbastanza simile a quello tedesco o a quello spagnolo, un mercato molto frammentato, costituito da una miriade di piccole e medie imprese, che sicuramente hanno più difficoltà a fare investimenti nell'innovazione poiché dispongono di minori capacità finanziarie.

Va aggiunto, inoltre, che in Italia non esiste la cultura di considerare l'impiego di tecnologie un investimento, bensì un costo, in alcuni casi necessario, ma, ove possibile, evitabile; questo appare evidente anche in tutte le classifiche: il livello di competizione dell'Italia, inteso ad esempio come numero di workstations per addetto, la vede al 43° posto nel mondo, in posizione di arretratezza nell'ambito dei paesi industrializzati, ma anche rispetto a paesi non altrettanto industrializzati.

In particolare, il mercato che più sta risentendo di questa situazione è il mercato delle soluzioni applicative, mentre, il mercato delle soluzioni tecnologiche (hardware, software, middleware, connettività, comunicazioni, ecc.) ha un trend sicuramente più interessante.

In Italia, a partire dalla prima metà degli anni '70, ma, in modo ancor più visibile, dalla fine degli anni '70 ai i primi anni '80 c'è stato un grosso boom dell'informatica: nelle aziende si è completata una fase di prima informatizzazione, in cui sono state coperte le necessità primarie, come la contabilità, il magazzino, le vendite, paghe e stipendi.

In questa fase le aziende hanno acquisito le applicazioni da produttori nazionali, perché le normative contabili e fiscali erano e sono completamente diverse da quelle di tipo anglosassone, per esempio nel trattamento dell'IVA, oppure nelle provvigioni agli agenti, o nei rapporti con lo stato. Un'azienda italiana per meccanizzare il suo ciclo vitale, quindi la parte amministrativa, contabile, fiscale e magazzino, ecc, aveva e ha tuttora necessità di procedure che siano attinenti alla legislazione italiana; questo ha fatto sì che si sviluppassero i produttori di software nazionali, che hanno operato attraverso una rete locale, poiché i produttori internazionali facevano fatica ad adeguare le loro applicazioni alle normative di cui sopra, e così è apparsa sul mercato una miriade di software house, alcune delle quali, per vocazione o per particolari relazioni, hanno sviluppato applicazioni indirizzate a coprire le esigenze gestionali molto peculiari di settori merceologici verticali, come i trasportatori, gli operatori turistici, gli alberghi, le imprese edili, ecc.

In questo modo sono stati sostanzialmente coperti i bisogni primari delle aziende, con dei sistemi e degli applicativi che coprivano i processi base, con dei costi più che ragionevoli, che andavano da qualche centinaio di euro a qualche decina di migliaia di euro e con una buona facilità di implementazione. Inoltre un applicativo è un qualcosa che deve essere metabolizzato all'interno di una azienda, perché ha un forte impatto sulla sua organizzazione (si pensi al know-how degli operatori e quant'altro) e per questo motivo l'azienda ha necessità di mantenerlo per alcuni anni: un applicativo si può trasferire da una piattaforma a un'altra, ma quando l'azienda lo acquisisce la sua previsione è di tenerselo per un periodo di almeno 10 anni.

Quando è uscito il fenomeno degli ERP, intorno al '97-'98, ha suscitato tantissimo interesse, soprattutto nella fascia alta, in cui gli imprenditori e i managers, condizionati da una tradizione di applicazioni sviluppate in casa e ormai obsolete, hanno finito col fare più delle scelte emozionali che basate su di una analisi precisa delle esigenze aziendali: si è trattato più un passaggio dal vecchio al nuovo che di una puntuale riorganizzazione dell'azienda. Si è pensato che un software innovativo avrebbe aiutato l'azienda a fare il salto di qualità in quello che era il rapporto con il mercato.

Così dal 97-98 al 2001 c'è stato un grande boom degli ERP e hanno trovato spazio dei produttori internazionali, in particolare SAP, che prima non avevano grandi possibilità di essere presi in considerazione.

Nella fascia alta i competitors nel mondo delle applicazioni, in questo momento, sono SAP, Microsoft, People Soft che ha acquisito JD Edwards e Oracle, che sta tentando di acquisire People Soft: se ci dovesse riuscire (e sembra di no), di fatto rimarrebbero tre grossi fornitori di soluzioni a 360 gradi.
In termini di ERP internazionali in Italia, SAP ha acquisito una posizione predominante nel mercato, People Soft non è quasi presente, Oracle sta tentando di entrare nel mercato da parecchio tempo, con non poche difficoltà e JD Edwards ha un numero di clienti costante da diversi anni: si può, quindi, affermare che in Italia il fornitore di ERP è sostanzialmente SAP, che dal '97-'98 ha occupato il mercato in maniera decisa; People Soft sta cercando di gestire i clienti che avevano adottato i prodotti JD Edwards e che in questo momento si trovano ad affrontare un problema di offering dovuto all'acquisizione, che, come di solito avviene parlando di applicativi, crea problemi sul futuro dei clienti.

Gli ultimi due sussulti sul mercato delle applicazioni sono stati determinati dal problema dell'anno 2000 e dall'euro. Il problema dell'anno 2000, il "millenniun bug", è stato smerciato come un problema enorme, ma in realtà poi si è risolto in una grossa bolla di sapone; l'azienda italiana ha superato questo problema senza quasi accorgersene perché nella maggior parte dei casi è stata dotata di un pacchetto che il produttore ha adeguato, anche in modo relativamente semplice.

Il problema dell'euro è stato una trasformazione più pesante, perché, comunque, si è passati da una gestione senza decimali a una gestione con i decimali, ma anche in questo caso sia la piccola sia la media azienda italiana è stata dotata di un pacchetto e non si sono avuti dei contraccolpi di particolar rilievo.

Negli anni passati, dalla fine degli anni '90 ai primissimi anni 2000, ci sono stati dei forti investimenti nel rinnovare gli applicativi e nell'introdurne di nuovi, come gli ERP. Ma oggi questo mercato è piuttosto saturo, tant'è che i grandi produttori di ERP dal mercato alto tendono ad occupare il mercato intermedio.

Se prendiamo l'esempio di SAP, vedendo che la fascia bassa è la meno satura, ha prodotto SAP Business One, un prodotto per il very small business; ma, mentre nel mercato di fascia alta SAP negli ultimi anni l'ha fatta quasi da padrone, diventando praticamente uno standard, quando vuole occupare la fascia bassa si trova una marea di competitors e un mercato molto difficile da raggiungere, che richiede un'organizzazione, strategie di marketing, un tipo di attività che è totalmente diverso da quello che serve per condurre la grande trattativa e queste società non hanno gli skill e le capacità per arrivare su questo mercato.

Si può ragionevolmente affermare, pertanto, che attualmente l'azienda italiana, in linea di massima, un applicativo ce l'ha, gli risolve i problemi gestionali, e non ha molta intenzione di cambiarlo: la vera, grossa novità è stata proprio Internet, laddove si è pensato che Internet avrebbe rivoluzionato il modo di lavorare e, in parte, questo è avvenuto anche in Italia.

Altro fenomeno degli ultimi anni, è stato il verificarsi di una eccessiva proliferazione di server, in buona parte dovuto al fatto che la tecnologia Intel e Microsoft ha richiesto dei server dedicati ad applicazioni singole. La gestione di svariati server che devono comunicare fra di loro, diventa sempre più onerosa, più server ci sono più si hanno delle criticità, e in caso di fermo macchina, la caduta di una applicazione può portare al blocco totale della infrastruttura. Inoltre, molte applicazioni portano ad avere un grosso volume di dati, che devono poi essere condivisi, e quindi si crea la necessità di avere delle infrastrutture di storage più complesse come le SAN (Storage Area Network) e dei sistemi per l'archiviazione dei dati, a cui possono accedere diversi utenti.

Per concludere, se da una parte i clienti stanno investendo pochissimo nelle applicazioni , dall'altra si stanno concentrando nel gestire quelle che sono le infrastrutture e nel potenziare le procedure di e-business indirizzate al mondo del WEB.

Si aprono così scenari interessanti di potenziamento dell'infrastruttura in termini di server consolidation, di avalaibility, di storage e delle consistenti opportunità legate al middleware sulle più importanti tematiche di network & storage management, di collaboration, di content management e di Business Integration.

 
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