Il futuro dei portali

I portali si sono sviluppati, in Italia, in condizioni diverse da quelli
americani.
Nel nostro paese quelli che vengono comunemente chiamati con questo
nome appartengono a due realtà ben distinte: da un lato vi sono i portali che
hanno sviluppato la loro presenza in rete partendo dalla struttura della "directory"
tipo Yahoo! e fornendo dunque una guida alla navigazione su Internet di tipo
tradizionale (per l'Italia Virgilio).
Dall'altro lato vi sono portali nati con l'esplosione del "Free Internet":
Tiscali per prima e poi in rapido sviluppo come Ciaoweb, Kataweb, Jumpy; a questa
struttura si sono dovuti anche aggregare i vecchi Service Provider, come Italia
On Line e Tin.
È su questi siti che i navigatori italiani passano il maggior tempo ed è su questi
siti che si giocano gli investimenti dei maggiori gruppi finanziari italiani.
Una delle principali molle che hanno spinto lo sviluppo di portali generalisti
è stata dunque l'offerta di accesso ad Internet: si offriva accesso gratuito,
il più delle volte si impostava come pagina di apertura predefinita del browser
quella del proprio sito, si acquisivano clienti e si pensava che offrendo un'informazione
generale e il più delle volte annacquata si potesse scalare il Web e raggiungere
l'olimpo delle Internet Company.
Non è andato naturalmente tutto secondo le previsioni.
Il campo in cui hanno operato i portali italiani era "vergine": in Italia l'uso
delle tecnologie telematiche non era sviluppato come negli Stati Uniti o in Europa,
in Francia e Germania, tanto che è stata proprio Internet a favorire una diffusione
del Personal Computer e non il contrario.
I servizi offerti dai portali sono dunque ben ancorati ad un preciso momento
storico: quello della nascita e della creazione della cornice (non solo tecnologica
ma anche culturale) per lo sviluppo di Internet.
Almeno tre condizioni esterne stanno modificando l'operato d'azione dei portali:
l'accresciuta maturità dei navigatori (che vuol dire anche affinamento dei gusti
e consapevolezza dello strumento), la sempre più diffusa disponibilità di tecnologie
d'accesso parallele al browser e il mutamento delle condizioni di guadagno.
Il primo punto porta sia ad un accrescimento della qualità dei servizi offerti,
sia alla verticalizzazione dei contenuti, ad esempio Internet.com, è uno dei più
grandi portali mondiali, contiene 232 siti differenti catalogati in 14 canali,
265 newsletters spedite per e-mail, 136 forum e oltre 100 mailing list.
Ogni sito, acquisito attraverso lente concentrazioni, ha una propria fisionomia,
un proprio staff e offre contenuti specifici.
Dentro di questo grande network vengono compresi anche piccoli portali regionali,
all'interno e all'esterno degli Stati Uniti.
L'informazione generalista dei portali italiani condivide pochissimo della specializzazione
e della qualità di grandi strutture editoriali come quelle offerte dal portal americano.
Verticalizzare i contenuti significa offrire un'informazione specializzata e dedicata,
ma non solo.
I portali verticali riescono più facilmente a creare interattività con i propri
utenti e dunque a sviluppare quelle che probabilmente rappresentano una delle
realtà più gonfie di valori del Web: le comunità virtuali.
I portali tradizionali e generalisti raramente riescono, se non attraverso
una oculata pianificazione delle strategie e dei contenuti, a creare attorno
al proprio sito una comunità solida, che non solo rappresenta l'unico modo per
accrescere il valore "sociale" del proprio sito, ma anche per poter contare su
una base di utenti fedeli, utenti che dopo compreranno i prodotti venduti sul
portale, cliccheranno sui prodotti del portale, registreranno il dominio con il
portale ecc.
Chi riuscirà ad offrire un servizio innovativo e di qualità porterà a casa il
ricco piatto.
La seconda prospettiva che influenzerà poi lo sviluppo del futuro portale è
proprio la capacità di poter veicolare i contenuti su più piattaforme.
Quali piattaforme non ci è concesso sapere, almeno fino a quando non saranno più
nitide le previsioni sullo sviluppo della telefonia wireless e del casting digitale.
Tuttavia poter contare su un'infrastruttura propria già definita potrà essere una
chiave di volta: Jumpy può contare su quella di Mediaset, Telecom Italia sta
acquisendo invece Telemontecarlo.
Negli Stati Uniti, il colosso America On Line ha appena annunciato che si sta
preparando, come molti altri siti fornitori di servizi (tipo Lycos o Yahoo!), a
fornire servizi di accesso a contenuti del proprio sito attraverso il telefono.
Si potrà scegliere quali notizie avere, comporre un numero, digitare la password
e ascoltarle.
AOL naturalmente guadagnerà sulle telefonate e sugli abbonamenti al servizio.
Tuttavia un cosa è certa, i portali, nel mondo e in Italia, rappresentano
solamente una minima parte di quello che è il Web e pochissimo di quello che Web
non è (newsgroup, chat, mailing list).
Lo stesso nome sembrava piuttosto chiaro: il portale è una "porta" superata la
quale poter entrare in tutti gli ambienti diversi della "casa".
Chi invece la pensa diversamente, dimenticando le potenzialità per far venire
a galla le migliori idee periferiche, sta mirando al centro, senza capire, purtroppo,
che centro non c'è.
Forse è allora proprio questo il futuro dei portali.
Continua...