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Dal web...
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Il digital divide... divide l'Italia

I primi che parlarono di Digital Divide furono gli americani, o meglio Al Gore
e Bill Clinton all'inizio degli anni novanta, quando decisero di intraprendere una politica
di sviluppo dell'infrastruttura di Internet. In generale, il termine si riferisce ad una mancanza di
accesso e di fruizione delle nuove tecnologie di comunicazione ed informatiche, di una parte
della popolazione. Le cause di questa mancanza possono essere diverse. A prescindere da queste,
non avere gli strumenti per connettersi in rete, o non volerlo fare, significa essenzialmente
essere relegati ai margini della società. Il Digital divide è quindi un limite concreto
all'attuazione dei diritti costituzionali!
Il termine venne immediatamente adottato, fuori i confini degli Stati Uniti, per riferirsi ad
una "nuova divisione" tra l'occidente e i paesi del terzo mondo, diventando così di fatto una
delle problematiche principali dei convegni dei vari enti governativi internazionali.
Ovviamente la divisione sociale ed economica precede quella digitale divenendo una delle sue
più evidenti manifestazioni. Tale problematica è attualissima anche nel nostro paese.

Una classifica redatta da Eurostat in Aprile, su 25 paesi Europei, attesta che il 91% delle
imprese utilizzano internet, mentre a livello individuale la percentuale scende al 40%.
Olanda, Lussemburgo e Danimarca sono i paesi che toccano le percentuali più alte, mentre la più
bassa è della Lituania. In questa classifica l'Italia si colloca più o meno a metà con il suo
39% di connessioni "familiari", delle quali il 13% in modalità broadband. Questa ricerca ha
però anche evidenziato il fatto che nel Bel Paese il 62% della popolazione non ha mai usato
internet; ci seguono solamente Portogallo Grecia e Repubblica Ceca. Peggiore è forse la
situazione che rivela la classifica internazionale sulle tecnologie della comunicazione e
dell'informazione redatta ogni anno dal World Economic Forum di Ginevra. Qui l'Italia si trova
in 42sima posizione, quando nel 2003 occupava invece il 28° posto. I punti che prende in
considerazione tale studio variano dalle infrastrutture alle normative, dalla preparazione
degli individui a quella delle aziende e della pubblica amministrazione, analizza inoltre la
disponibilità del paese a investire in ricerca e sviluppo. Il risultato è dunque lo specchio
del livello di preparazione sugli sviluppi dell'Ict. Anche un recente studio promosso dall'IBM
Institute for Business, in collaborazione con The Economist mostra un risultato poco
lusinghiero nei confronti del nostro Paese, preceduto da tutte le principali economie
dell'Unione Europea.
Ma quali sono i motivi di una situazione così scoraggiante?
Meno di un italiano su quattro naviga sul web (la metà rispetto a Stati Uniti e Svezia), e ancora
più grave è il fatto che il target potenziale è meno della metà della popolazione. Vi sono differenze
sostanziali tra il Nord e il Sud, tra i paesi con meno di 10.000 abitanti e quelli con più, tra le
zone con copertura ADSL e quelle senza, tra i luoghi dove è diffusa la fibra ottica e quelli dove
non lo è.
Il digital divide dipende inoltre dalle differenze di età, reddito e sesso, da quelle
culturali (chi non conosce l'inglese difficilmente utilizza il computer per esempio) e quindi
dal livello di istruzione. Sono dunque molteplici i fattori che portano a questa divisione.
L'esclusione più forte colpisce un terzo della popolazione, ma c'è anche un'esclusione
cosiddetta "soft", meno visibile che deriva a volte da un'ignoranza nei confronti del
computer, causa di diffidenza. Per superare questi problemi ci vorrebbero incentivi per la
banda larga, un maggiore coinvolgimento dei governi locali e altre iniziative volte ad
arginare un problema che comunque è fisiologico all'interno di una società.
Una nota compagnia telefonica italiana a tal proposito ha diffuso da poco un comunicato dove
dichiara di voler rendere il servizio ADSL presente in modo capillare sul territorio nazionale.
In Italia, tra i vari fattori, quello che più influisce sul digital divide è quello culturale:
il 40 % afferma di non utilizzare Internet perché "non è utile" e "non interessa", mentre il
31% non si collega perché "non è capace"!
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