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Il Capitan Uncino del world wide web

Se avete sempre pensato che a scaricare musica dal web a costo zero fossero per lo più studenti con le tasche vuote o semivuote, ricredetevi; l'IFPI, federazione contro la pirateria musicale, ha infatti scoperto che la stragrande maggioranza dei pirati non sono affatto minorenni né studenti ma imprenditori, medici, consulenti informatici, impiegati.

Spulciando gli elenchi delle 200 persone denunciate in Italia negli ultimi 2 anni per violazione della legge sul diritto d'autore attraverso il cosiddetto file-sharing (condivisione di file), l'IFPI ha scoperto che tra esse 1 è minorenne e pochi, almeno rispetto alle aspettative ma pur sempre il 30%, sono studenti. Il Capitan Uncino, rappresentativo della maggioranza ovvero del restante 70%, ha mediamente 35 anni, è prevalentemente di sesso maschile, con un livello culturale medio/alto e predona dall'ufficio, dallo studio o dall'impresa.

Le multinazionali discografiche per combattere il nemico assoldano ciurme di pirati a loro volta; Overpeer e MediaDefender i nomi di 2 società assoldate dall'industria discografica la cui missione è sabotare il pc di chi copia illecitamente musica, rendendo lentissimo l'accesso a Internet o, peggio ancora, cancellando file musicali rubati on line, ovvero scaricati a costo zero.
Rispondere con le stesse armi agli attacchi di pirateria significa farsi giustizia da soli ed è quindi illegale afferma un giurista dell'Università di Stanford; come dire "oltre al danno la beffa"
Un paio di anni fa, quando il fenomeno cominciava ad affermarsi, l'industria discografica è ricorsa a metodi legali, ovvero si è difesa a suon di processi e l'inizio è stato promettente.
Nel 2002 una sentenza del tribunale di San Francisco decretò la morte di Napster, sito pioniere del file-sharing di brani musicali (colpevole non tanto di violazione della legge sul diritto d'autore quanto per aver messo i navigatori in condizione di farlo). E' stato uno studente universitario diciottenne e inventore della formula peer-to-peer di Napster, a creare una "comune della musica" dove i navigatori non vendono e non comprano ma si scambiano direttamente i file musicali senza doverli immagazzinare nella memoria di un server centrale.

Ma la rivincita dei pirati del web non ha tardato ad arrivare.
Dalle ceneri di Napster sono infatti nate decine di produttori di software peer-to-peer (p2p) che hanno avuto l'accortezza di stabilire la loro sede sociale ben lontano dai tribunali americani come ad esempio "Morpheus" nell'isola di Vanuatu in mezzo al Pacifico o "Grokster" nell'isola caraibica di Nevis.
E comunque StreamCast Networks e Grokster, produttrici dei software citati, sono state assolte dal giudice distrettuale della California perché non perseguibili per l'uso illegale che di tali software fanno gli utenti internet.
Forse gli industriali del settore potrebbero provare ad abbattere il prezzo stratosferico dei cd e accontentarsi di margini di profitto più bassi; sempre meglio che perdere la faccia assoldando le teste di cuoio del sabotaggio informatico.

E per qualcuno Capitan Uncino non è un pirata ...

Un professore di informatica presso l'Università di Bologna, afferma: "Chi copia non è un pirata: chi copia opere protette viola un contratto ed è penalmente perseguibile ... C'è una differenza fondamentale fra rubare beni materiali e copiare in modo non autorizzato un elemento di cultura. Nel primo caso il derubato non ha più il bene perché è passato nelle mani del ladro, nel secondo entrambi possono godere dell'opera, sebbene in modo non autorizzato ... L'atto compiuto è sicuramente immorale e non deve essere compiuto ma il termine pirateria è improprio."

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